La Pieve del Bigolio

La Pieve – Antica Istituzione della Chiesa

L’istituto della Pieve, ha avuto nel corso dei secoli una grande importanza per la vita cristiana.

Il termine Pieve trae origine dal latino "Plebs" e veniva usato non solo per indicare la grande comunità dei battezzati di una circoscrizione diocesana, ma anche per individuare un nucleo di popolazione cristiana sparsa per la campagna e per specificare un preciso luogo di culto fornito di fonte battesimale e di cimitero.

Le Pievi ebbero vita a partire dal V° secolo d.C., fino a tutto il XII°; si svilupparono nel nord e nel centro Italia fino al Lazio - soprattutto nelle zone di influenza carolingia - e si modellarono sull’istituzione civica dei "pagi" romani, sostituendosi ad essi e riflettendone l’organizzazione territoriale.

Nella Pieve vivevano il Pievano e un collegio di sacerdoti e chierici che facevano vita comunitaria e amministravano i sacramenti per tutto il territorio circostante; infatti, alla Pieve si andava per il Battesimo, l’Eucarestia, la Cresima, il Matrimonio, ma anche per la sepoltura dei morti ed il pagamento delle decime o tasse.

 

L’Antica Pieve di Bigolio

La Pieve di Bigolio era considerata una delle più antiche ed estese parrocchie della pianura bresciana, infatti ne facevano parte le chiese o cappelle di Ludriano, Roccafranca, Orzivecchi, Pompiano, Gerolanuova, Coniolo, Pudiano e Orzinuovi. Come tutte le altre Pievi, era governata da un Arciprete e da un collegio di sacerdoti e chierici - i cosiddetti "canonici" – che conducevano una vita comune all’insegna della cura delle anime disperse in tutto il vasto territorio della Pieve.

La fondazione della Pieve di Bigolio si può collocare tra l’VIII° e il IX° secolo d.C. ed ebbe vita fino alla fine del XIV° secolo, anche se la sua esistenza è esplicitamente documentata soltanto negli anni 1120/1193.

Per tutto quel tempo, la Pieve di Bigolio - dedicata a S. Maria Assunta e al martire S. Lorenzo - fu anche la parrocchia del castello di Orzivecchi; località molto importante per comprendere il significato del nome Bigolio. Nonostante le storpiature da parte del popolo - difatti in alcuni documenti possiamo svariatamente leggere "Plebs de Bigolio, de Bucholio, de Buchovio, o altro" - il nome primitivo da cui deriva è quello di "Figulum", che indica precisamente un territorio argilloso, atto alla lavorazione, e coincide perfettamente col nome " Urceus" (nome latino di Orzivecchi) che nell’uso comune vuol dire "vaso di terracotta o di argilla".

Nel vasto territorio orceano, la chiesa della Pieve era la principale, ma non l’unica, poiché intorno ad essa erano sorte cappelle o chiese sussidiarie, affidate alla custodia di un prete o di un semplice chierico, sotto l’immediata giurisdizione dell’Arciprete della Pieve, e servivano unicamente a riunire il popolo per la preghiera pubblica e per la messa festiva.

Col passare dei secoli le varie cappelle videro aumentare notevolmente la popolazione dei loro centri e cercarono una sempre maggiore autonomia nei confronti della Pieve, così un po’ alla volta si formarono le diverse parrocchie che conquistarono indipendenza nell’amministrazione dei sacramenti e nella cura delle anime, erigendo anche propri battisteri.

Verso la fine del XIV° secolo la Pieve di Bigolio fu abbandonata (ufficialmente nell’anno 1383), in seguito a guerre, carestie e pestilenze che decimarono la popolazione delle nostre campagne; ma l’Arciprete della Pieve, edificò nella fortezza di Orzinuovi una nuova chiesa a cui furono annessi tutti gli antichi diritti e privilegi della vecchia e abbandonata basilica di Bigolio.

Solo nel 1940, per decreto vescovile di smembramento, la Pieve ritornò al beneficio parrocchiale di Orzivecchi.

Le Pievi, come ogni altra istituzione ecclesiastica, avevano nel Medioevo la protezione di una famiglia o di un signore potente, al quale veniva affidata mediante una specie di investitura feudale, la difesa dei beni e delle persone ad essa appartenenti. Nella Pieve di Bigolio, ebbe tale ufficio di "avvocazia o difesa" la celebre famiglia dei Conti Martinengo; una tra le più importanti famiglie nobili italiane, oriunda del bergamasco, ma di stirpe franca.

 

La Pieve attuale: cronache e leggende di una devozione mariana

Nonostante non ci siano ricerche approfondite sulla Pieve di Orzivecchi, possiamo comunque datare con certezza la costruzione dell’attuale chiesa della Madonna della Pieve nell’anno 1586, ad opera o sotto la direzione di un certo Giovanni D. Usoli di Comezzano.

Sono gli anni nei quali giungono alla Pieve i frati dell’ordine dei Minori conventuali di S. Francesco e vengono apportate diverse e sostanziali modifiche: la facciata della chiesa, che prima si trovava a ovest, venne girata ad est verso la strada, probabilmente anche per comodità di accesso; alla chiesa venne annessa una piccola cascina utilizzata dai frati come abitazione propria e ricovero degli animali. Della chiesa preesistente rimane solo la parete a nord con larghi pilastri esterni e con all’interno una preziosa terracotta del secolo XV°. Questa terracotta è, insieme al crocifisso ligneo della parete opposta, l’opera più significativa e artisticamente rilevante presente nella Pieve; infatti il popolo ha sempre visto in quella rappresentazione antica il mistero dell’Assunzione della Madonna e come tale l’ha sempre venerata, sostituendola poi con la statua della Vergine attuale che è diventata il simbolo stesso del santuario.

Molti anziani di Orzivecchi raccontano di una leggenda, sul furto della statua fatto dalla gente di Orzinuovi: " in un periodo storico imprecisato, vi fu, vicino alla Pieve, una battaglia e i frati furono costretti a scappare nel castello di Orzinuovi. Finita la battaglia gli abitanti di Orzinuovi vollero portare nel loro castello anche la Madonna e vennero alla Pieve in processione; presa la Madonna si accinsero a portarla via. Il cielo era sereno, ma improvvisamente si annuvolò e scoppiò un tremendo temporale, che li costrinse a rinunciare alla processione. Il giorno dopo tornarono e portarono finalmente la Madonna a Orzinuovi, ma il mattino seguente trovarono in chiesa solo il bambin Gesù senza la Madonna, che era tornata miracolosamente alla Pieve. Per diversi giorni l’Arciprete di Orzinuovi espose in chiesa il bambin Gesù confidando nel ritorno di Maria, ma questa rimase sempre alla Pieve di Orzivecchi, con le mani allargate e una lacrima agli occhi".

Questa leggenda potrebbe avere la sua collocazione storica attorno alla fine del 1300.

Da sempre, fino quasi ai giorni nostri, la statua della Madonna era tutta in legno e gli abiti ( il manto azzurro e il vestito bianco con delle stelline) erano in stoffa. La statua venne rifatta negli anni ’60; si lasciò intatto solo il viso (dal quale scomparve però la lacrima) e tutto il resto fu ridipinto.

Per chi è nato a Orzivecchi, non sarà certo difficile capire la devozione della nostra gente verso la Madonna della Pieve: si narra di gente guarita o protetta dalla guerra, di miracoli o fatti inspiegabili che la popolazione attribuiva, e attribuisce tutt’ora alla Madonna della Pieve.

Ad esempio, il 1° ottobre 1944, la protezione di Maria si manifestò quando ben 16 bombe colpirono la linea Rovato – Soncino a 100 metri dall’abitato, provocando nei terreni adiacenti delle voragini di 6 – 7 metri di diametro e 3 – 4 metri di profondità; nonostante i vetri e i tetti furono rovinati dalle schegge e dai sassi, non ci fu nessun ferito, benché custodi, fanciulli e bestie al pascolo erano nei terreni vicini.

Per assecondare il desiderio della popolazione di ringraziare la B.V. della Pieve per la protezione prestata al paese durante la guerra, fino ai primi anni sessanta, ogni anno la comunità si ritrovava per la S. Messa presso il Santuario della Pieve; nella case si distribuiva la candela benedetta, che per la gente di Orzivecchi era ed è la candela " de la Madona de la Pief ".

Ancora oggi è molto viva e sentita ad Orzivecchi questa ricorrenza; ogni cinque anni, la prima domenica di ottobre, la madonna viene portata in paese e per una settimana tutti vanno da lei a pregare.

Ultima modifica: Ven, 16/10/2015 - 11:16